La leggenda narra che l'origine di questa medicina empirica nasca dalla miracolosa guarigione di un guerriero che, afflitto da un forte dolore sciatico, venne colpito dal nemico in un altro punto del corpo, e il vecchio dolore come per miracolo scomparve. Da lì iniziò questa medicina empirica, basata cioè sull'esperienza e sulla sua successiva sistematizzazione, dove aghi, erbe, massaggio, meditazione, dieta, furono sempre più impostati nell'intento di mantenere il corpo e la mente in equilibrio. Nella storia del pensiero occidentale assistiamo alla nascita di diverse pratiche mediche, create dalle civiltà che si sono susseguite, e costatiamo che dopo un po' si sono inesorabilmente tutte perse e non hanno lasciato quasi nessuna traccia di sé. Ricordiamo quella egiziana, quella greca di Ippocrate, quella romana con Galeno, quella salernitana nel Medio Evo, tutte generate dalla storia di quei popoli, tutte completamente slegate fra loro. Infine arriviamo all'attuale storia del pensiero e della ricerca medica, nata con Cartesio, che si fonda sull'analisi e sulla deduzione.
Sottolineando che esiste la realtà e diversi metodi di approccio alla sua conoscenza ed interpretazione, e che l'arte medica non si può identificare con la realtà, ma al risultato di una specifica chiave di lettura di essa, e che il tutto esiste perché generato dalla storia, dalla cultura e dalla maturità di ogni popolo, la ricerca scientifica occidentale imposta la scienza medica come una conoscenza sempre più approfondita del particolare. Dall'analisi si giunge a capire, a dedurre come sia la materia, le sue regole e le sue funzioni. L'impostazione è la stessa della fisica statica di Newton, dove la materia è soprattutto materia statica, in cui la struttura sostiene la funzione, dove tutto si può sistematizzare.
Il pensiero cinese al contrario osserva il cosmo, la natura, l'uomo, intuisce le regole che legano questi mondi, le applica in generale, crea dei modelli di interpretazione della realtà analogici e simbolici: tutto ciò che accade in natura, le stagioni che si alternano, i giorni che si avvicendano, le ore che si susseguono, risponde a delle regole riproponibili in ogni situazione, ad ogni struttura e quindi anche all'uomo. Fondamento del pensiero cinese, che richiama come mirabile intuizione la fisica relativistica di Einstein, è che non esiste una realtà statica, che tutto è in continua trasformazione, che l'energia non è altro che materia che assume la velocità della luce, che lo yin, materia, si trasforma continuamente nello yang, energia, per poi ritornare yin, che il giorno segue la notte per poi ritornare giorno. Esiste quindi un'unità dinamica degli opposti, come è ben rappresentato nella ruota del Dao, dove yin e yang si susseguono e si alternano, contenendo ognuno un aspetto dell'altro.
E' proprio questo il presupposto che ha partorito il concetto di salute in Cina. La salute è l'armonia e l'equilibrio tra le varie componenti dell'uomo stesso: organi, visceri, tessuti, della sua parte fisica e di quella mentale e tra l'uomo e l'ambiente che lo circonda.
La malattia, al contrario, è la rottura di questo equilibrio. Il primo passo verso la malattia è lo squilibrio energetico: anatomicamente non si riscontra nulla, gli esami ematologici, radiografici e tutti gli altri sono a posto, ma l'individuo sta male. La medicina cinese parla di disfunzioni, di impossibilità di organi e visceri, di energia e sangue, di yin e di yang a svolgere le loro funzioni. Soltanto particolari metodiche di osservazione (oltre ovviamente la clinica che la tradizione ha tramandato) compresa l'analisi della lingua o la palpazione dei polsi, potranno dare una chiave di lettura dei disturbi, della loro gravità e del loro andamento. Nel tempo, se non si interviene, potrà sopraggiungere l'alterazione visibile anatomicamente, quantificabile anche con le metodiche della medicina convenzionale.
Alimentazione, agopuntura, fitoterapia, massaggio, qi gong, tai qi, tutti questi metodi e osservazioni osservanze aiutano l'uomo a mantenersi in equilibrio, in buona salute.
Ciò introduce un secondo elemento di questo pensiero: la prevenzione.
Occorre infatti curare la malattia prima che si manifesti. Nei vecchi testi si trova scritto: "Che importa sedare la rivolta quando è già scoppiata o costruire pozzi quando già l'acqua manca?". E ancora: "E' sempre troppo tardi per somministrare farmaci quando la malattia si sia già manifestata". E infatti una corretta alimentazione (vino e tè, si legge negli antichi libri, sono stati i primi rimedi) che riequilibri i nostri vuoti o i nostri eccessi, la pratica quotidiana di ginnastiche che rinforzino la nostra energia e la facciano scorrere meglio nel nostro corpo, l'utilizzo di aghi e rimedi che aiutino a incrementare le nostre difese, fanno parte di una cultura che da sempre ha visto la salute come un bene prezioso da accudire e conservare.
Un altro, presupposto di questa medicina è la considerazione dell'uomo nella sua totalità . L'organismo è un'unità inscindibile, ogni piccola parte, ogni tessuto, dove ogni organo appartiene al tutto, lo influenza e ne è influenzato. Inoltre, il disequilibrio di un singolo organo, tessuto, funzione, può essere la risonanza del disequilibrio in altri organi, o di alterazioni importanti del mondo emozionale, e comunque l'intero organismo potrà contribuire alla guarigione. Per questo la salute è l'armonia di tutte le sue parti, tra l'uomo e l'ambiente che lo circonda: energie cosmiche, rapporti interpersonali.
Fondamentale, inoltre, è la consapevolezza che l'uomo deve rispondere sempre al cielo e alla terra; l'uomo non è mai un'entità a sé, ma anche il risultato di ciò che respira e di ciò che mangia.
Ogni persona possiede un corredo energetico personale, conduce una vita diversa da chiunque, si alimenta e si cura in maniera differente, ha i propri punti deboli, lavora poco o molto, è più o meno serena. Questo comporta che anche la malattia che svilupperà, anche se noi "occidentali" la chiamiamo in un modo, identico per tutti, sarà diversa da quella degli altri. Andrà quindi inquadrata e curata in maniera diversa. Troviamo scritto infatti : "Curiamo il malato, non la malattia". Quindi, per riportare in armonia l'individuo, dovremo valutare ed intervenire sui vari aspetti della sua personale malattia.
Ci troveremo così ad esempio a dover diagnosticare ed intervenire su una cefalea che non potrà essere trattata per tutti allo stesso modo, perché potrà essere stata determinata o da vuoto energetico (ad esempio cefalea da stanchezza) o di sangue (ad esempio cefalea post- mestruale) o da vuoto di yin o di yang di rene (peggiora dopo i rapporti sessuali), o da eccesso di yang (cefalea improvvisa con possibili disturbi visivi e vertigini), o da eccesso di calore (cefalea pulsante con sensazione di calore, magari dopo un'arrabbiatura), o da umidità che si accumula alla testa (cefalea con sensazione di pesantezza), o da ristagno del cibo (post-abusi alimentari), o da umidità, vento esterni.
Tutti questi sono i presupposti che formano l'atteggiamento e la metodica che o il medico o impara ad apprendere quando decide di utilizzare i principi diagnostici e terapeutici della medicina cinese. Sicuramente, un atteggiamento di attenta osservazione e di continuo ragionamento, permette di riconoscere i disequilibri energetici in atto nel paziente, e di impostare una strategia terapeutica. Così, partendo dagli squilibri più evidenti o più importanti, affronta progressivamente tutte le cause di malattia di quel paziente tentando di colmare i deficit, disperdere gli eccessi, riscaldare il freddo, purificare il calore, drenare l'umidità. Oltre ad ottenere una guarigione o un miglioramento, si potranno così risolvere gli squilibri causa di possibili ulteriori malattie.
A cura di Margherita Piastrelloni